L’Aperegina per Halloween/Samhain 2016

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato con energia e creatività all’incontro organizzato da questo blog per approfondire il tema di Halloween, cioè lo speciale momento astronomico, i suoi significati, la sua simbologia, e le opportunità di trasformazione positiva che esso offre a ciascuno di noi.

Celebrati da moltissime culture nell’arco spaziale e temporale, questi giorni speciali sono collegati, nella nostra cultura, alla festa di Ognissanti (Halloween per gli anglofoni) e al giorno dei morti. Abbiamo esplorato insieme il senso di queste ricorrenze, dal mondo classico ad oggi, senza dimenticare i primi approcci dell’umanità con la sacralità del cosmo.

Abbiamo poi espresso la compartecipazione alla speciale configurazione dei cieli tramite i gesti, le parole, la ritualità proposta da Graziasole che, con grazia e solarità come il suo nome promette, ci ha accompagnate in un viaggio interiore pieno di scoperte affascinanti.

Il momento forse più magico – fra i tanti che sono fioriti nel cerchio – è stato quello in cui abbiamo gustato i chicchi color rubino del melograno. Fragranti e croccanti ci hanno offerto un ponte, un passaggio sicuro e protetto verso le profondità della madre terra. Come Persefone abbiamo addentato il frutto e come Persefone abbiamo stabilito un collegamento speciale con le forze della guarigione e con le energie degli antenati. Asa!

 

 

 

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L’acqua e la terra; la giustizia, l’economia

A cominciare dal momento in cui una forma si è staccata dalle Acque, ogni legame organico con loro è rotto; tra il preformale e la forma esiste uno iato. Simile frattura non avviene per le forme generate dalla terra, le quali rimangono solidali con la loro matrice; del resto se ne sono separate solo provvisoriamente, e a essa tornano per riposare, fortificarsi e alla fine ricomparire alla luce del giorno.

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Per questo fra la terra e le forme organiche da essa generate c’è un magico legame di simpatia. Tutte insieme formano un sistema. I fili invisibili che collegano la vegetazione, il regno animale e gli uomini di una certa regione al suolo che li produsse, li porta e li nutre, furono intessuti dalla vita, che palpita tanto nella Madre come nelle sue creature. La solidarietà fra il tellurico da una parte, il vegetale, l’animale e l’umano dall’altra si deve alla vita, dappertutto la stessa.

La loro unità è di carattere biologico. E quando uno qualsiasi dei modi di questa vita è contaminato o sterilizzato da una colpa contro la vita, tutti gli altri suoi modi vengono colpiti, grazie alla loro solidarietà organica. Il delitto è un sacrilegio che può avere conseguenze gravissime, semplicemente perchè il sangue versato avvelena la terra. E la calamità si manifesta colpendo di sterilità campi, bestie e uomini egualmente.

Nel prologo dell’Edipo Re , il sacerdote si lamenta delle sventure piombate su Tebe: “La città perisce nei germi fruttiferi della terra, nelle mandrie di buoi al pascolo, nei parti delle donne, che terminano tutti senza nascite”.

Un re saggio, un regno fondato sulla giustizia, garantiscono invece la fertilità della terra, degli animali e delle donne. Ulisse dichiara a Penelope che, grazie alla fama di un re buono, la terra porta le messi, gli alberi piegano sotto il peso dei frutti, le pecore partoriscono regolarmente, il mare formicola di pesci.

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Esiodo così formula questo concetto rustico dell’armonia e della fertilità antropocosmiche: “Coloro che, per lo straniero e per il cittadino danno sentenze giuste e non divergono mai dalla giustizia, vedono la loro città espandersi ed entro le sue  mura farsi florida la popolazione. Sul loro paese si diffonde la pace nutrice di giovani, e Zeus dal vasto sguardo non destina loro la guerra dolorosa. Questi retti giustizieri non sono mai seguiti da carestia e calamità… La terra offre loro una vita abbondante; sui loro monti le querce portano ghiande in cima e api nel tronco; le loro lanose pecore hanno velli pesanti; le mogli partoriscono loro figli simili ai padri; si espandono in prosperità senza fine e non se ne vanno per mare, poichè il fertile suolo offre loro le sue messi” (Esiodo, Le opere e i giorni).

Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino 1976, pp. 263-264.

Immagine in evidenza: L’Età dell’oro di Lucas Cranach

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Il confine sottile fra i mondi

Si avvicina un momento simbolico importante: il passaggio da ottobre a novembre è scandito dalla festa di ognissanti e dalla festa dei morti. Ripercorriamo qualche tappa di questo percorso, che segna l’assottigliarsi del confine tra i mondi (dei vivi e dei morti).

Il mundus Cereris appartiene ad una antichissima tradizione romana, probabilmente di origine etrusca. Il culto prevedeva che venisse scavata una fossa rotonda, una specie di pozzo: un foro che aveva lo scopo di mettere in relazione il mondo dei vivi con quello dei morti. Si supponeva che, in determinati momenti astrologici, i morti potessero risalire verso l’alto, ripercorrere le strade della città, avere scambi con i vivi. Erano giorni di “confusione ordinata”, in cui non c’era distinzione fra morti e vivi. Erano giorni di comunicazioni sottili con gli antenati, in cui ognuno poteva ripercorrere il ciclo della vita legato alla terra, e acquisire informazioni importanti sull’aldilà, sul mondo misterioso del sottosuolo che, oggi, per noi può essere simbolico dell’inconscio.

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Saperi e segreti potevano, allora, affiorare alla coscienza dei vivi: consigli, indicazioni, responsi, divinazioni.

La fossa aveva la forma di un utero rovesciato, che aveva il significato di matrice della vita, ma anche di tomba. Una tomba che accoglieva le vite passate, ma per restituire nuovi germogli e nuovi orizzonti, come fa la terra, in cui seppelliamo i morti come semi che germoglieranno di nuovo. Il tema della guarigione e della rigenerazione purificatrice era dominante. Infatti, il termine mundus è collegato al “mondare”: una pulizia dell’anima che richiedeva anche una iniziazione.

A Roma, sul Palatino, il mundus si apriva con celebrazioni solenni il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre.

La dea che sosteneva il mundus era Cerere, che simboleggiava il ciclico rifiorire della natura, la possibilità del nutrimento per la città con la raccolta delle messi, e la fertilità dell’utero terrestre come di quello femminile. Era una dea legata al popolo, che praticava il culto affinchè la fertilità della terra non venisse mai meno, garantendo il nutrimento, le nascite, la crescita della città.

La dea veniva rappresentata come una donna bella, materna, ma anche severa, adornata da una corona di spighe. Portava la fiaccola del fuoco sacro, il cuore della città, e cesti di frutta e grano, i doni dell’abbondanza.

Halloween, storpiatura del termine irlandese per ognissanti, ha raccolto parte di questo mito-rito, riconoscibile ancora nell’enfasi sui “dolcetti”, cioè prodotti da forno a base di cereali.

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