Il confine sottile fra i mondi

Si avvicina un momento simbolico importante: il passaggio da ottobre a novembre è scandito dalla festa di ognissanti e dalla festa dei morti. Ripercorriamo qualche tappa di questo percorso, che segna l’assottigliarsi del confine tra i mondi (dei vivi e dei morti).

Il mundus Cereris appartiene ad una antichissima tradizione romana, probabilmente di origine etrusca. Il culto prevedeva che venisse scavata una fossa rotonda, una specie di pozzo: un foro che aveva lo scopo di mettere in relazione il mondo dei vivi con quello dei morti. Si supponeva che, in determinati momenti astrologici, i morti potessero risalire verso l’alto, ripercorrere le strade della città, avere scambi con i vivi. Erano giorni di “confusione ordinata”, in cui non c’era distinzione fra morti e vivi. Erano giorni di comunicazioni sottili con gli antenati, in cui ognuno poteva ripercorrere il ciclo della vita legato alla terra, e acquisire informazioni importanti sull’aldilà, sul mondo misterioso del sottosuolo che, oggi, per noi può essere simbolico dell’inconscio.

cerereversione

Saperi e segreti potevano, allora, affiorare alla coscienza dei vivi: consigli, indicazioni, responsi, divinazioni.

La fossa aveva la forma di un utero rovesciato, che aveva il significato di matrice della vita, ma anche di tomba. Una tomba che accoglieva le vite passate, ma per restituire nuovi germogli e nuovi orizzonti, come fa la terra, in cui seppelliamo i morti come semi che germoglieranno di nuovo. Il tema della guarigione e della rigenerazione purificatrice era dominante. Infatti, il termine mundus è collegato al “mondare”: una pulizia dell’anima che richiedeva anche una iniziazione.

A Roma, sul Palatino, il mundus si apriva con celebrazioni solenni il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre.

La dea che sosteneva il mundus era Cerere, che simboleggiava il ciclico rifiorire della natura, la possibilità del nutrimento per la città con la raccolta delle messi, e la fertilità dell’utero terrestre come di quello femminile. Era una dea legata al popolo, che praticava il culto affinchè la fertilità della terra non venisse mai meno, garantendo il nutrimento, le nascite, la crescita della città.

La dea veniva rappresentata come una donna bella, materna, ma anche severa, adornata da una corona di spighe. Portava la fiaccola del fuoco sacro, il cuore della città, e cesti di frutta e grano, i doni dell’abbondanza.

Halloween, storpiatura del termine irlandese per ognissanti, ha raccolto parte di questo mito-rito, riconoscibile ancora nell’enfasi sui “dolcetti”, cioè prodotti da forno a base di cereali.

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