La festa della Candelora ha origini antichissime

I riti romani denominati Februalia e, successivamente, Lupercalia sono all’origine della nota celebrazione del 2 febbraio.

™Durante i riti dei Lupercalia, i sacerdoti nudi, con le membra spalmate di grasso e il fango sul volto, coperti solo ai fianchi da pelli di capro, correvano per le strade della città percuotendo la folla con spesse strisce di cuoio (februa) del capro appena sacrificato alla divinità. Percuotevano in particolare le donne sterili, che si offrivano alle frustate (che rappresentavano simbolicamente la penetrazione sessuale ad opera del capro) con l’obiettivo di essere finalmente fecondate. Queste pratiche rituali erano probabilmente collegate al culto falisco e sabino degli Hirpi Sorani (Lupi di Soranus), che era celebrato sul Monte Soratte.

™L’associazione della fecondità alla morte (febbraio era il mese dei morti per i romani) non è strana, visto che la terra è al tempo stesso utero e tomba, e consente al germoglio di rinascere grazie alla putrefazione del seme sotterrato. Non a caso, i cibi purificatori  vennero individuati nel farro tostato e nei grani di sale, gli ingredienti più tipicamente associati alla terra madre e ai nutrimenti che essa dispensa alle creature. Questa associazione fa riflettere su una qualità speciale del momento astronomico che connota il mese dei morti e della purificazione: la connessione del ciclo solare (il tema della luce e del fuoco è strettamente legato al sole e al suo ritmo nelle cose degli uomini) al ciclo lunare (che definisce di fatto il calendario romano e che implica i significati di rigenerazione e rinascita legati alla terra e alla luna). Sacro femminile e sacro maschile sembrano fondersi in un rito-mito che si coagula nel gesto di accendere una candela, cioè un oggetto perfetto, in cui i quattro elementi si fondono armoniosamente, e in cui la forma maschile che brucia e la sostanza femminile che si liquefa, sono magicamente integrate.

Nella tradizione celtica, molto radicata in un vastissimo territorio europeo, il 1 febbraio era la festa di Imbolc (pronuncia: Immol’c), una delle quattro principali feste del fuoco, che richiedeva l’accensione dei falò. Codificava il passaggio dall’inverno alla primavera, percepito come un movimento ciclico e una trasformazione profonda del buio e del gelo in calore e luce. La magìa della rinascita che eternamente ritorna, ma che sempre necessita dell’intervento umano. L’uomo partecipa al processo di rinnovamento come co-creatore del mondo che lo ospita, e contribuisce con la potenza del rito e la suggestione del mito affinchè la magìa si ripeta ogni anno e il ciclo non si interrompa mai.

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Origini della Candelora: dai Lupercalia a Imbolc

Il 2 febbraio si celebra la festa della Candelora, una festa di purificazione in cui vengono benedette le candele che saranno usate durante l anno. È una ricorrenza molto antica, che si riferisce a una pluralità di culture molto più antiche del cristianesimo. L Europa pre cristiana celebrava Imbolc, la cui protagonista era la dea Brigitt, un personaggio archetipico che sta a fondamento delle culture europee. Ma in tempi ancora più antichi si celebravano, nello stesso periodo dell anno e con gli stessi significati di purificazione e accudimento della luce e del sole appena nato, fragile e bisognoso di sostegno, i lupercalia romani. E prima ancora gli antichissimi februalia… Ricostruendo la catena dei riti miti connessi alla risalita del sole lungo l ellittica scopriremo l attualità e la potenza di un momento dell anno in cui le energie si rigenerano, sperimentando concretamente la sua efficacia nel nostro vissuto.
Info e iscrizioni qui: laperegina636@gmail.com. Agli iscritti invieremo istruzioni e indicazioni stradali. Vi aspettiamo! Grazia ed Enrica