Considerazioni sulla Ruota del Tempo

Tutte le culture hanno una qualche forma di calendario, una sorta di promemoria che ciclicamente ci ricorda in che stagione siamo, se sta iniziando o concludendosi, quali sono le condizioni esterne più probabili, qual è il comportamento più opportuno. Soprattutto, questo promemoria temporale serve a ricordarci qual è il mood di una stagione, i suoi significati simbolici e come essi risuonano nel nostro soma e nella nostra psiche. Corpo e anima.

I nativi americani la chiamano Ruota di Medicina, i Celti Ruota del Tempo, altri popoli non la chiamano affatto ma hanno un’ agenda ben strutturata del ritmo delle stagioni, della simbolica, perfino degli stati d’animo. Incluso quello particolarissimo dell’apertura del cuore all’energia dell’universo, quale che sia il mezzo prescelto per condurre il cammino.

 

Se prendiamo come esempio la Ruota del Tempo più diffusa attualmente, negli ambienti del neo-paganesimo e del risveglio dello sciamanismo in occidente, abbiamo una configurazione del tempo che si fonda su otto momenti  o tappe fondamentali, che segnano il passaggio da una stagione all’altra come un susseguirsi di stati di coscienza.

Nel neo-paganesimo prevale una rappresentazione dello scorrere del tempo e del suo eterno ritorno che QUI è narrata in modo semplice e comprensibile.

Volendo approfondire, la bibliografia di base è questa:

  • Phyllis Currott, L’arte della magia, Sonzogno, 2001
  • Scott Cunningham, Wicca, Armenia, 2001
  • Starhawk, La danza a spirale, Macro, 2002.
 Riflettendo su questo schema, emerge una struttura di opposizioni e corrispondenze, che manifestano la qualità ritmica e pulsante dell’universo e della natura. Ogni snodo della Ruota ha una controparte che, manifestando le qualità opposte, suggerisce che l’alternarsi di tanta diversità produce inevitabilmente un equilibrio, una compensazione. Questa dimensione non è enfatizzata, ma si identifica con il Centro della Ruota, il perno immobile intorno al quale tutto ruota, il Testimone silenzioso dell’Essere, quello stato della Coscienza senza il quale nessuno dei punti chiave della Ruota sarebbe possibile.
La Ruota illustra e racconta un divenire che, nel suo perenne mutamento e nella sua impermanenza, esibisce la sua irrealtà e rimanda implicitamente all’unica realtà del Centro. Rammentandoci simboli e costumi collegati al ciclo delle stagioni che nascono e muoiono, invitandoci ad accogliere la diversità di ogni momento dell’anno e di ogni direzione dello spazio, la Ruota ci suggerisce che dietro la ripetitività del rito c’è uno sfondo di eternità e immortalità, perché il Centro resta sempre lo stesso.
Anche le opposizioni e le corrispondenze degli otto snodi del fluire del tempo rivelano un’architettura simbolica e logica che evoca la centralità del sacro.

Possiamo dividere la Ruota in semestri secondo diverse visioni del mondo.

Il semestre chiaro, in cui la luce, il calore e l’estate fioriscono, va da Beltane (maggio) a Samhain (novembre). Il semestre scuro, in cui il calore si ritira, la luce è scarsa e la notte domina, va da Samhain a Beltane.

La visione del mondo dei Celti è regolata da questa percezione di base del reale. Le mezze stagioni sono inglobate nell’opposizione principale fra estate e inverno, trionfo della vegetazione e raccoglimento in se stessi, attività e letargo.

Ma possiamo orientare i semestri secondo altri significati. Per esempio, c’è un semestre in cui il sole cresce andando da Yule (dicembre) a Litha (giugno), contrapposto a e completato da un semestre in cui il sole decresce, andando da Litha a Yule.

Questo ciclo è solare, ciò che importa ai popoli che prediligono questa suddivisione del tempo, è connettersi alla posizione del sole, al suo cammino annuale.

Possiamo considerare anche una suddivisione che parte dai due momenti di coincidentia oppositorum, in cui il chiaro e lo scuro si confondono e si scambiano le parti. Il semestre che marca l’alternanza fra fine e inizio, va da Ostara (marzo) a Mabon (settembre), mentre lo scambio fra inizio e fine proietta il percorso della rinascita andando da Mabon a Ostara.

Queste sono le stazioni dell’incertezza, in cui sperimentiamo la vacuità delle nostre identità, la facilità con cui ci trasformiamo nel nostro opposto. Le culture che danno attenzione soprattutto a questo ritmo, sono familiari con le liturgie dell’oltretomba, connesse con la catena degli antenati, in sintonia con le pratiche ctonie.

Infine, possiamo orientarci grazie all’opposizione e la complementarità fra le due azioni fondanti dell’arte agricola. Il semestre dell’attesa va dalla semina in Imbolc (febbraio) al raccolto in Lughnasadh (agosto), mentre il semestre del consumo va dal raccolto reso possibile da Lughnasadh sino alla nuova semina di Imbolc che dà inizio alla nuova produzione.

Tradizioni diverse privilegiano momenti diversi, accentuando una dimensione o l’altra del divenire, preferendo metafore sensibili in economie di caccia e pesca, oppure agricole, oppure basate sull’allevamento. Il ciclo del seme sarà più affine alla sensibilità contadina, quello del sole ai nomadi allevatori, ma tutti troveranno nella Ruota del Tempo una chiave di lettura della vita sul pianeta che richiama costantemente l’identità suprema fra staticità e movimento, fra sacro e profano.

 

 

 

 

 

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Verso l’equinozio di primavera, Ostara

La stagione dell’apertura, della danza, della gioia di percepire il nuovo fiorire del mondo, la nuova abbondanza che la terra ci dona, con generosità, senza limiti, senza vincoli. La festa si celebra nella tradizione il 21 marzo.

Il tema dell’equilibrio è centrale perchè l’equinozio è il punto di connessione ed equità fra notte e giorno, ombra e luce, maschile e femminile, acqua e fuoco… L’armonia è la danza della natura che rende risuonanti gli opposti, che stabilisce un confine sottile, l’interstizio fra i mondi, la soglia che diventa più facile varcare.

La terra è fertile, la terra è luminosa, la terra è umida e calda, materna e sensuale. Si incarna nella beatitudine dell’adolescenza, nel fanciullo e nella fanciulla divini, che apprendono cos’è il primo amore, la prima fusione, e il primo anelito verso uno stato non ordinario di coscienza. L’amore è quasi un viaggio sciamanico, apre le porte fra i mondi, fa perdere la testa e ritrovare l’anima.

Persefone-Kore e il giovane Pan si incontrano e si amano: è il gioco del rischio, l’accettazione della diversità, la fiducia nella pluralità dei mondi. La primavera ti invita a non rinchiuderti, nella tua storia, nel tuo sesso, nella tua cultura, nel tuo giardino. Ti invita a viaggiare per le terre e per le culture diverse, accettando lo straniero, l’altro da te.

Sei nel pieno della grazia, nel sole che cresce, nell’erba grassa e rigogliosa. Non ti fermare! Cogli semi e uova, i simboli di Ostara!

All’origine di Ostara (germanica) c’è forse una dea Eostre (sassone), citata però soltanto da Beda il Venerabile (673-735 dC) nel De temporum ratione, di cui gli studiosi non hanno confermato l’esistenza nei culti europei, che si collega al mese di aprile più che a marzo ma che, soprattutto, è connessa con la Pasqua.

E’ interessante che Beda colleghi questa divinità all’Est, quindi all’aurora, alla nascita del sole, alla giovinezza.

Il plenilunio che segue l’equinozio è anche il momento della celebrazione della Pasqua.




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