L’acqua e la terra; la giustizia, l’economia

A cominciare dal momento in cui una forma si è staccata dalle Acque, ogni legame organico con loro è rotto; tra il preformale e la forma esiste uno iato. Simile frattura non avviene per le forme generate dalla terra, le quali rimangono solidali con la loro matrice; del resto se ne sono separate solo provvisoriamente, e a essa tornano per riposare, fortificarsi e alla fine ricomparire alla luce del giorno.

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Per questo fra la terra e le forme organiche da essa generate c’è un magico legame di simpatia. Tutte insieme formano un sistema. I fili invisibili che collegano la vegetazione, il regno animale e gli uomini di una certa regione al suolo che li produsse, li porta e li nutre, furono intessuti dalla vita, che palpita tanto nella Madre come nelle sue creature. La solidarietà fra il tellurico da una parte, il vegetale, l’animale e l’umano dall’altra si deve alla vita, dappertutto la stessa.

La loro unità è di carattere biologico. E quando uno qualsiasi dei modi di questa vita è contaminato o sterilizzato da una colpa contro la vita, tutti gli altri suoi modi vengono colpiti, grazie alla loro solidarietà organica. Il delitto è un sacrilegio che può avere conseguenze gravissime, semplicemente perchè il sangue versato avvelena la terra. E la calamità si manifesta colpendo di sterilità campi, bestie e uomini egualmente.

Nel prologo dell’Edipo Re , il sacerdote si lamenta delle sventure piombate su Tebe: “La città perisce nei germi fruttiferi della terra, nelle mandrie di buoi al pascolo, nei parti delle donne, che terminano tutti senza nascite”.

Un re saggio, un regno fondato sulla giustizia, garantiscono invece la fertilità della terra, degli animali e delle donne. Ulisse dichiara a Penelope che, grazie alla fama di un re buono, la terra porta le messi, gli alberi piegano sotto il peso dei frutti, le pecore partoriscono regolarmente, il mare formicola di pesci.

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Esiodo così formula questo concetto rustico dell’armonia e della fertilità antropocosmiche: “Coloro che, per lo straniero e per il cittadino danno sentenze giuste e non divergono mai dalla giustizia, vedono la loro città espandersi ed entro le sue  mura farsi florida la popolazione. Sul loro paese si diffonde la pace nutrice di giovani, e Zeus dal vasto sguardo non destina loro la guerra dolorosa. Questi retti giustizieri non sono mai seguiti da carestia e calamità… La terra offre loro una vita abbondante; sui loro monti le querce portano ghiande in cima e api nel tronco; le loro lanose pecore hanno velli pesanti; le mogli partoriscono loro figli simili ai padri; si espandono in prosperità senza fine e non se ne vanno per mare, poichè il fertile suolo offre loro le sue messi” (Esiodo, Le opere e i giorni).

Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino 1976, pp. 263-264.

Immagine in evidenza: L’Età dell’oro di Lucas Cranach

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